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Storia


La diffusione delle perle veneziane nel mondo non ha paragoni con quella, pur notevole, di vasi e lampadari. A partire dal XV secolo, la quantità di perle che sono arrivate per centinaia d'anni  nelle colonie dell'Africa Occidentale, delle Americhe e nelle Indie è stata probabilmente superiore a quella di qualsiasi altro manufatto prodotto dall'uomo.

Quella delle perle veneziane è una seconda lavorazione del vetro. La materia prima per la loro produzione è la canna: e a seconda di come questa viene utilizzata, le perle si dividono in perle da canna e perle da avvolgimento. Le prime sono ottenute da canna forata che viene tagliata e rifinita mediante molatura o a caldo. Le seconde vengono formate una ad una fondendo, con il calore della fiamma, una bacchetta di vetro attorno ad un tondino di ferro ricoperto da una pasta argillosa, rifinendole quindi secondo una infinita varietà di modelli: sono le perle a lume.

Le prime notizie sulla presenza di perle di vetro a Venezia risalgono al XIII secolo. Venivano allora prodotti i cosiddetti paternostri, grani per corone di rosari. Le perle a lume si sono cominciate a produrre dal 1600 in poi.

Le perle da canna più diffuse sono state la Conteria e la Rosetta. Sono chiamate Conterie quelle perline piccole, a volte incredibilmente piccole, usate per fare ricami, fiori di vetro, torchons.

La Rosetta è ottenuta da canna forata che racchiude all'interno, per tutta la lunghezza, un disegno a stella a dodici punte, dai colori bianco, blu e rosso mattone. Mediante l'operazione di molatura, il pezzo di canna assume la forma ovoidale, a botticella:  il disegno viene in questo modo messo in risalto in tutto il suo splendore.

Cannaregio è la parte di Venezia che si estende da Fondamente Nove fino alla Stazione Ferroviaria. E' in questa zona che lavorava la maggior parte delle  perlere, o riunite in laboratori o più semplicemente nelle loro case. Le perle prodotte venivano esportate nei lontani paesi coloniali, dove erano  accolte con entusiasmo per la varietà e l'intensità dei colori e degli effetti, che non trovavano riscontro nei materiali locali, costituiti da ossa di animali, legno, conchiglie. Servivano come moneta (trade beads), per acquistare materie preziose, spezie, addirittura schiavi.

Oltre alle conterie, le perle più apprezzate presso le colonie erano la Rosetta e le perle di Mosaico, dette anche Millefiori.

Sono formate alla lume, ricoprendo un'anima di vetro nero con tante fettine di murrina. La  canna murrina  ha un disegno a più colori che  si propaga per tutta la lunghezza.

A partire  dal 1910 la più importante delle Compagnie  che commerciavano le perle era la tedesca  Sick & Co., sostituita dal 1921 dalla olandese Handelmaatchappij. Alla chiusura dell'attività nel 1963, il campionario della Sick, costituito da 200  cartelle per un totale di 22.000 perle, è stato ceduto al Tropenmuseum di Amsterdam.

Nell'euforico clima che accompagnava il commercio delle perle di vetro iniziava la propria attività nel 1911 la Ercole Moretti, che, dopo la chiusura della Società Conterie, è rimasta la più anziana fra le ditte produttrici di perle veneziane. Il primo lavoro della Ercole Moretti è stata la produzione di perle Rosetta, al quale poco dopo è seguito quello del Millefiori. Le perle Millefiori dei Moretti sono assolutamente inconfondibili rispetto a quelle prodotte dalle altre aziende, sia per le forme, sia per la composizione delle murrine, sia infine per la perfette rifinitura mediante la molatura in serie alla quale vengono sottoposte (burattatura).  

La Ercole Moretti ha sempre privilegiato la lavorazione della murrina, dalle origini fino ai nostri giorni, ma ha lasciato un segno anche in altre tipologie: le perle molate, le perle sommerso, quelle con l'avventurina, le imitazioni di pietre dure. Nella storia quasi centenaria della ditta sono state avviate anche produzioni che poco avevano a spartire con le perle: le  fiale per l'industria sanitaria intorno agli anni Quaranta, i bottoni di vetro trasparente in tantissimi modelli (1935-1945), i fiori di vetro, le perle ad imitazione delle perle naturali (le cosiddette perle false): i Moretti  avviarono quest'ultima  produzione, per primi in Italia, nel 1937, riprendendo una tradizione boema di grande successo. Le perle false erano formate da una pallina di vetro bianco che veniva ricoperta da speciali vernici con effetti madreperlacei. In esclusiva per i Grandi Magazzini Duilio di Firenze, dove tutto doveva costare 48 centesimi o un multiplo di questa cifra, vennero prodotte delle cannucce per bibita dai vivaci colori. Nel 1968 veniva avviata la produzione dei ciondoli di murrina e, negli anni Novanta, quella dei piattini.

Lo spirito eclettico dei Moretti li ha portati  ad introdurre nell'artigianato vetrario alcune importanti innovazioni. Fra tutte, occorre ricordarne almeno due: la prima è stata  l'utilizzazione del tubicino di rame al posto del ferro ricoperto di argilla per la costruzione delle perle a lume, rame eliminato successivamente con l'acido nitrico. Era il 1935. Il sistema consentiva una produzione più facile e la possibilità di ottenere dei  fori perfettamente lucidi e molto più sottili, adatti a fare il nodo fra una perla e l'altra.  Naturalmente in breve tempo tutti i produttori di perle di Venezia si adeguarono al nuovo sistema.

Altra piccola grande invenzione fu quella della fettuccina di rame usata per costruire un cerchio dentro il quale trovava posto una complessa composizione di segmenti di canna murrina. Portata a fusione la composizione, si otteneva un dischetto compatto che veniva poi molato e lucidato. Era il 1968. Nascevano così le cosiddette Murrine, che crearono rapidamente una moda. Il sistema venne subito carpito  da uno stuolo di artigiani grandi e piccoli, e da privati che  producevano questi piccoli monili in casa come secondo lavoro. L'importanza del sistema consisteva nella possibilità di formare diverse forme di oggetti, ognuno dei quali avrebbe dato degli esemplari perfettamente identici fra loro.

Se per tradizione la produzione Moretti, tranne qualche eccezione, si è rivolta soprattutto all'ornamento della donna,  negli anni Novanta è stata affrontata una linea  di oggettistica: quella dei piattini di vetro murrino. I Romani hanno lasciato delle sorprendenti testimonianze di ciotole e piattini costruiti con le murrine. Esistono degli esemplari nei più importanti musei del mondo. Quando, sul finire dell'Ottocento, la vetraria muranese riprese slancio dopo decenni di crisi, Vincenzo Moretti, valoroso tecnico presso la Compagnia Venezia Murano, imitò con straordinaria perfezione alcuni di quegli oggetti e altri ne fece di propria fantasia, contribuendo in modo determinante al rilancio della tecnica della murrina che da allora non è più stata abbandonata. Alcuni dei titolari della Ercole Moretti, pronipoti di quel Vincenzo, avviavano negli anni Novanta la produzione di piattini che naturalmente non potevano avere la preziosità di quelli ottocenteschi, ma che riproponevano comunque una lavorazione che conservava il fascino delle cose di un tempo.